Le tre dee vergini greche

Le tre dee vergini greche

Qualche settimana fa ho partecipato a un corso sugli dei e le dee greci, visti come archetipi psicologici, a cura del prof. Angelo Miramonti. Come tutto ciò che trovo interessante, lo voglio condividere nel mio blog, perché credo che possa essere un approfondimento per chi è appassionato della psiche umana.

L’archetipo

L’archetipo è l’impronta originaria, espressione di un modo di essere.

Oggi voglio scrivere delle tre dee vergini secondo lo studio effettuato dalla scrittrice Jean Bolen (psichiatra e analista junghiana). Nel suo studio sull’animo umano, affrontato nel libro che trovate qui, Bolen suddivide 7 dee greche in 3 gruppi: dee vergini, dee vulnerabili e la dea alchemica. Il suo libro è veramente illuminante, perché presenta molte associazioni con la nostra società attuale, nonché esempi pratici.

Ammetto di aver studiato a scuola questi temi, eppure allora non mi erano sembrati interessanti, perché non ne avevo intuito gli elementi psicologici, che invece hanno acceso in me la fiamma della curiosità poco tempo fa.

Ovviamente gli archetipi sono simboli, dentro di noi sono presenti le potenzialità di tutti gli archetipi, sia maschili che femminili, anche se spesso alcuni di questi prevalgono sugli altri, che rimangono nascosti nella nostra parte ombra. Il nostro compito, a livello di lavoro personale, è quello di dare a tutti gli archetipi il diritto di esistere, riconoscendoli e accettandoli, in modo che ci guidino nella strada della vita.

Non ci sono archetipi cattivi o buoni in assoluto, ma sono tutti relazionati tra di loro.
Nella psicologia di tipo junghiano è stato dimostrato come i simboli e le immagini siano dei potenti strumenti di conoscenza di sé e di guarigione.

“L’oro è nel buio” (C.G. Jung)

Inoltre è bene ricordare che i miti nelle diverse culture possiedono caratteristiche simili tra loro, ma vengono considerati in modo diverso (ad esempio il dio Ares era considerato dai greci stupido, mentre il corrispettivo Marte era molto stimato dai romani, a testimonianza del fatto che i greci davano più valore alla strategia militare, mentre i romani al duello corpo a corpo).

Le dee vergini sono le dee indipendenti, che non fanno dipendere la loro soddisfazione da altre persone. Queste dee non fondano il proprio riconoscimento identitario nel rapporto con gli altri.

Artemide

Arciera, dea della Luna, della caccia, della foresta e degli animali selvatici, ma anche delle partorienti, protettrice delle donne contro lo stupro,.
Sorella maggiore e gemella di Apollo.

Caratteristiche: connessione all’istinto, sorellanza, capacità di centrare gli obiettivi

Ombre: Era (fedeltà e lealtà nella relazione); Afrodite (sensualità, seduzione, capacità di godere dei piaceri concreti)

Pianeta che può essere associato: Marte (Energia, competitività)

Atena

Dea della sapienza, della strategia militare, consigliera degli eroi (rappresenta la loro parte introspettiva). Non è facile ferirla, in quanto razionalizza tutto. Nata dal cranio di Zeus, non conosce l’infanzia ma nasce già adulta. Resterà sempre fedele al padre.

Caratteristiche: ingegno, utilizzo della strategia per il raggiungimento di obiettivi, razionalità

Ombre: Afrodite (mancanza del mondo infantile, mancanza di empatia)

Pianeta che può essere associato: Saturno (capacità di raggiungere gli obiettivi in modo costante)

Estia


Dea del focolare.
Figlia di Crono e sorella di Zeus, ama la solitudine, l’introspezione. Non vuole essere notata. Per Bolen rappresenta “la zia nubile o la monaca”.

Caratteristiche: saggezza, capacità di solitudine, cura degli altri, contatto con il divino, meditazione, ritualità sacra

Pianeti che possono essere associati: Mercurio (inteso come il governatore del segno della Vergine, che ha una predisposizione per la cura e l’ assistenza degli altri), Nettuno (capacità di introspezione)

Ombre: Era (capacità di fare spazio agli altri); Afrodite (sensualità, seduzione, capacità di godere dei piaceri concreti)


A presto,

Chiara

Come gestire la gelosia nella coppia

Come gestire la gelosia nella coppia

La gelosia è un sentimento che, se si manifesta sotto forma di desiderio e cura, può essere considerata positiva: se ad esempio si percepisce una distanza dal partner, la gelosia può aiutarci a riavvicinarci.

Tuttavia, se si lega all’insicurezza, alla sfiducia e alla possessività, può generare molti problemi, fino ad arrivare a distruggere relazioni (d’amore e non).

Cosa distingue la gelosia sana da quella distruttiva

Per distinguere la gelosia positiva da quella patologica sono importanti alcuni fattori, tra cui la frequenza di comparsa: se la gelosia è occasionale, generalmente non arreca danni, ma se diventa un sottofondo quasi costante è bene porsi qualche domanda;
se l’intensità della rabbia provata rimane sostenibile è un conto, ma se cresce fino a esplodere nella disperazione potrebbe esserci un problema.
Inoltre, nella gelosia distruttiva il desiderio di controllare l’altro (messaggi, oggetti, tasche) si autoalimenta, portando tutta l’attenzione sulla ricerca di fantomatiche prove di tradimenti o comportamenti irrispettosi, fino a imporre limitazioni al comportamento del partner e, paradossalmente, facilitare la sua voglia di evadere dalla relazione.

L’insicurezza sta alla base della gelosia, ma anche la procrastinazione: quando ad esempio sentiamo che qualcosa non va nella relazione, anziché prendercene cura e provare subito ad aggiustare la situazione, spesso procrastiniamo fino a quando non succede qualcosa che scatena proprio la temuta gelosia.

Secondo Jung, la gelosia è mancanza d’amore verso se stessi e verso l’altro.

Come gestire la gelosia

Qui sotto trovate alcune tecniche che possono aiutare a gestire la gelosia distruttiva, fermo restando che in alcuni casi la cosa migliore da fare è intraprendere un percorso terapeutico con un professionista (come uno psicoterapeuta).

Scegliere consapevolmente di fidarsi

La fiducia è un patto, una scelta. Bisogna infatti tenere presente che, in ogni caso, non avremo mai tutto sotto controllo e che quindi scegliere di fidarsi rappresenta, sì, un atto di coraggio, ma sta anche alla base di una relazione serena. Se una persona vorrà agire alle nostre spalle, lo farà in ogni caso, che la controlliamo o meno. Se alcuni comportamenti, tuttavia, ci sembrano irrispettosi, è bene parlarne per ridefinire insieme le regole alla base del rapporto, che sono diverse per ogni coppia.

Valutare la qualità del tempo vissuto con il partner

Se la qualità della relazione è rimasta ottima, non ci sono buone ragioni per supporre che la persona voglia allontanarsi. Questo dovrebbe accrescere la fiducia. Viceversa, se sentiamo una certa distanza, prima di insospettirci è meglio parlarne insieme. Quello che può sembrare un desiderio di allontanarsi potrebbe semplicemente essere un momento di stress momentaneo.

Evitare di controllare la propria gelosia ma sfogarla in modo creativo

Prima di parlare di ciò che ci crea gelosia con la persona interessata, è meglio mettersi comodi, sia mentalmente che fisicamente, oppure rimandare la conversazione a un momento di serenità. La tensione corporea genera anche tensione psichica e viceversa, perciò è importante allentarla il più possibile. Quando avviene l’attacco di gelosia, invece di accusare l’altro stizzosamente, è meglio lasciar cadere la conversazione per il tempo necessario che ci permetta di darci una calmata. In seguito potrebbe essere utile cimentarsi in un’attività creativa che liberi la mente dal tarlo della gelosia, come scrivere, leggere, fare sport o cucinare. Quando ci saremo calmati, potremo affrontare l’argomento, dialogando e ponendo delle domande, magari dopo averle scritte, in modo da non divagare (la nostra mente è molto brava a farlo, saltando da un argomento all’ altro o tornando su vecchi argomenti).

Rispettare eventuali interessi divergenti e accettare che ci possano essere altre persone con cui condividerli

C’è un po’ l’aspettativa che tutto debba essere condiviso, altrimenti ci si sente trascurati. Bisogna saper dare energia alle varie parti di noi, sia a quelle che viviamo in coppia, sia a quelle che condividiamo con altre persone o che viviamo in solitudine.

Coltivare i propri interessi e amicizie

É giusto che anche noi riscopriamo il piacere di uscire con altre persone e di coltivare i nostri interessi. La gelosia verso il partner potrebbe essere considerata, da questo punto di vista, uno stimolo e potremmo accorgerci che stiamo forse togliendo spazio ad altre parti di noi. Non tutto deve ruotare costantemente attorno alla coppia.

Coltivare la propria autostima e realizzare la propria missione

James Hillman affermava che ognuno di noi è chiamato a compiere il proprio destino. Fin tanto che le energie si concentrano sulla nostra missione, ce ne saranno meno per la gelosia di tipo distruttivo. La nostra vita intera non girerà attorno a una sola persona, perciò la mente ci darà tregua più facilmente, anche in presenza della gelosia. La dipendenza affettiva, a cui è legata la gelosia tossica, non ci permette di incanalare le energie per trovare il nostro equilibrio. Come dice lo psichiatra Antonino Tamburello in questo video, bisogna far sì che il mare impetuoso della gelosia non distrugga la nostra casa.

Tanti modi per conoscersi e incanalare le energie, togliendole alla gelosia

I modi per rendere la gelosia sempre più marginale sono tanti e possono tutti aiutare a togliere forza a questo sentimento che a volte prende il sopravvento, riportandolo a livelli accettabili e sostenibili, sia per noi che per l’altra persona. Qui riporto tre esempi.


Conoscersi attraverso l’astrologia

L’astrologia studia il tema natale di ogni persona, ovvero la fotografia del cielo al momento della nostra nascita, una sorta di biglietto da visita per prepararci a vivere la vita terrena. Analizzando il tema natale si possono già scoprire alcuni nodi da sciogliere, la nostra indole e altre peculiarità caratteriali. Non va confuso con l’oroscopo del segno zodiacale, perché la lettura del tema natale va ben oltre, si tratta di un mondo molto vasto.
Lascio qui i siti di due astrologi che seguo con molto piacere.

Federica Giannini

Davide Landi

Costellazioni familiari

Come potete leggere qui, le costellazioni familiari sono un metodo per prendere consapevolezza dei propri blocchi e provare a scioglierli, grazie alla messa in scena di dinamiche familiari.

Psicoterapia

A un certo punto, quando ci rendiamo conto che nonostante il nostro impegno la gelosia ci sovrasta e rischia di minare le nostre relazioni, la psicoterapia diventa un’ancora di salvezza. Gli approcci terapeutici sono innumerevoli:
cognitivo-comportamentale, psicoanalitico, sistemico relazionale, terapia centrata sul cliente, terapia breve strategica e tanti altri.

E voi come gestite la gelosia? Rispondete al sondaggio!

Come gestite la gelosia?
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Chiara

Cosa sono le costellazioni familiari

Cosa sono le costellazioni familiari

Cosa sono le costellazioni familiari

Un altro principio fondante è che tutto l’ Universo è fatto di sistemi che funzionano secondo determinate regole. Se un elemento di un sistema viene a mancare, oppure non occupa il posto che gli appartiene, si genera uno squilibrio. Così può accadere anche in famiglia, se ad esempio qualcuno fa troppo e qualcun altro fa troppo poco, oppure se un membro prende il posto di un altro. Occupare il proprio posto nel sistema familiare significa occupare il proprio posto anche nel mondo.

Avevo già sentito parlare di questa tecnica e di Bert Hellinger, suo fondatore. Quando ho deciso quindi di prendere parte a una seduta di costellazioni familiari, ho avuto modo di percepire direttamente l’energia che si è creata in un gruppo di perfetti sconosciuti.

I principi del sistema familiare

I tre principi fondamentali del sistema familiare sono:

Appartenenza, secondo cui ogni persona ha il diritto di appartenere al sistema, indipendentemente da ciò che ha fatto;

Gerarchia, secondo la quale ognuno ha il proprio ruolo che va rispettato;

Equilibrio del dare e avere, secondo il quale il tempo, le attenzioni e le cure in qualche modo devono essere compensate, tenendo presente tuttavia che sono i genitori che danno e i figli che prendono.

Come si svolge una costellazione familiare

Un costellatore (che può essere anche psicoterapeuta oppure semplicemente un facilitatore, che opera secondo la legge 4/2013) guida un gruppo di persone, ciascuna delle quali ha la possibilità di esprimere una problematica, un sintomo ricorrente, un malessere, un blocco oppure avvenimenti che tendono a ripetersi più volte nella sua vita. La persona che decide di costellare viene chiamata “cliente” e deve scegliere degli interpreti nel gruppo di persone, disposte a cerchio, che interpreteranno i ruoli dei soggetti coinvolti nella problematica.


Il cliente può scegliere di partecipare attivamente alla messa in scena oppure di osservare e basta. I rappresentanti, guidati dal costellatore, iniziano a interagire tra loro, dando vita alle dinamiche presenti nella vita del cliente, con un insieme di intuizioni, atteggiamenti e comportamenti che effettivamente rispecchiano la situazione e che non si spiegano razionalmente. In poche parole emerge l’inconscio.
Le costellazioni familiari possono essere svolte anche individualmente.

Un altro aspetto che mi piace molto è il clima di empatia: si scopre che ciò che sentiamo è in qualche modo simile a ciò che sentono anche persone apparentemente molto diverse da noi, a cui non racconteremmo il nostro vissuto se ci trovassimo in un’altra situazione quotidiana. Sostanzialmente questo è proprio ciò che apprezzo dei gruppi variegati che condividono un lavoro su di sé: l’empatia, il riconoscersi nella sofferenza dell’altro. Lo si può notare anche durante le psicoterapie di gruppo.

Esempi di tematiche rappresentate

In una delle costellazioni che ho svolto, le tematiche sono state davvero tante e interessanti.

Ad esempio, N. era molto preoccupata per la sua sorella maggiore, che si stava mettendo nei guai, frequentando cattive compagnie. Si sentiva responsabile, in colpa, voleva agire e cambiare le cose, ma tutti i suoi sforzi sembravano al contrario allontanare la sorella.

R. era distrutta dal legame tossico con sua madre, che a suo dire non la lasciava in pace, la tormentava e non perdeva occasione per criticarla e insultarla. Era arrivata al punto di affidarsi a un avvocato per tenerla lontana da lei e dalle sue figlie.

P. avvertiva le vertigini ogni volta che si avventurava su un sentiero di montagna e attribuiva questo sintomo all’atteggiamento rigido di suo padre, che durante la sua infanzia aveva spesso anteposto lo sport a tutto il resto, compresa la famiglia.

G. avrebbe voluto cambiare lavoro e buttarsi in un nuovo progetto, eppure si sentiva bloccata e incapace di lanciarsi in una nuova avventura.

C. viveva una relazione violenta con il suo compagno che la picchiava, ma nonostante avvertisse la paura di essere aggredita e uccisa, non riusciva a uscirne. A proposito di sincronicità, è stato sorprendente scoprire che una delle rappresentanti da lei scelte lavorava proprio in un centro antiviolenza.

Esperienze molto diverse tra loro, eppure capaci di coinvolgere, perché quando si è tutti in cerchio, circondati da persone sconosciute eppure accomunati da un dolore, si crea un’ energia positiva che percepiamo tutti, anche se ognuno in modo diverso.

Le Costellazioni Familiari servono a questo, a mettere in scena il proprio vissuto, ad osservarlo oppure a riviverlo con l’aiuto di attori che non c’entrano niente con la nostra storia, eppure ne ricreano le dinamiche.

Gli effetti prodotti da una seduta di costellazioni familiari

Non si può ovviamente affermare che una seduta possa automaticamente curare le nostre ferite e far sparire i nostri disagi, o che risolvano i nostri problemi. Come tutti gli approcci terapeutici, vanno considerati come un valido strumento per guardarsi dentro, vivere nel presente e osservare con consapevolezza i meccanismi inconsci che guidano le nostre vite. Il fatto poi di sbloccare effettivamente una situazione dipende anche da altri fattori, non tutti sotto il nostro controllo, tra cui il proprio impegno. Mi piace sempre ricordare la frase che disse lo psicoterapeuta Francesco Catona in uno dei suoi workshop a Verona – “Non hai niente sotto controllo!”– con la grinta che lo contraddistingueva. Come per tutte le tipologie di terapia, si tratta di strumenti: sta a noi farne buon uso.

Libri per approfondire:

Jung, psicogenealogia e costellazioni familiariMaura Saita Ravizza

Costellazioni Familiari — Bert Hellinger

Alla prossima!

Chiara

Hai mai partecipato a una seduta di costellazioni familiari?
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Perché ho smesso di volere a tutti i costi degli amici

Perché ho smesso di volere a tutti i costi degli amici

Quando si può parlare di amicizia?

Ognuno ha la propria idea di amicizia. Per me l’amicizia è un affetto reciproco che deriva da una scelta. Si fonda sulla stima e sul rispetto.


In passato credevo che solo una relazione duratura potesse essere considerata una vera amicizia. Crescendo mi sono resa conto che non era affatto facile creare delle relazioni durature, soprattutto dopo una certa età.

Perché si ha paura della solitudine

Non si è quasi mai soli, se ci rifletto bene.
Di questi tempi molti sembrano chiusi nel proprio mondo, persi tra le notifiche del cellulare, quindi sembra difficile conoscere nuove persone. Penso a quando prendo il treno: spesso la prima cosa che faccio io stessa è estraniarmi da tutto e ascoltare musica, guardando fuori dal finestrino. Eppure ci sono tanti modi per conoscere nuove persone, come ci spiega qui lo psicologo Sebastiano Dato.

Idealizzare l’amicizia

Mi sono resa conto che i rapporti di amicizia che ho vissuto non assomigliavano affatto a quelli che mi ero immaginata nella mia testa (come l’amicizia dei membri di How I met your mother, Friends, Dawson’s Creek eccetera, per intenderci).


Ciò che adesso mi aiuta è mantenermi serena il più possibile e aprirmi alle possibilità che la vita può offrire. Che siano amicizie temporanee o durature, l’importante è tenere presente che quasi nessuno è solo in modo assoluto e per sempre.

Compagni di viaggio temporanei

Incontrare una persona al lavoro, al corso di tennis o nel gruppo di lettura può essere bello, ma strettamente legato alle circostanze esterne. Quando queste ultime vengono meno, ci si perde di vista, poiché un’amicizia va coltivata nel tempo e per far questo ci vuole volontà, voglia di farsi avanti superando la paura del rifiuto, volontà di superare la pigrizia, perché a volte tutto ciò che vorremmo è sprofondare nel divano e rimanere a casa, piuttosto che uscire con un amico.

Se cambiamo il modo di considerare l’amicizia:

– Anche solo scambiare due chiacchiere con una persona che non rivedremo più può svoltare la nostra giornata;
– avere un rapporto di solidarietà e fratellanza con i colleghi è qualcosa di cui essere grati;
– frequentare un corso e conoscere persone con cui si sta bene può lasciare spazio a esperienze di condivisione molto profonde;
– persino far parte di una community virtuale può essere considerato amicizia.

Inoltre, cosa di non poco conto, passare del tempo di qualità da soli ci aiuta a coltivare l’amicizia con noi stessi.

Imparare a lasciare andare i rapporti che non funzionano più


A volte ci sono rapporti negativi che andrebbero lasciati andare per il bene di tutti, ad esempio quando ci si rende conto che l’amicizia è basata sui bisogni di una sola persona che prosciuga le energie dell’altra, o quando un amico non perde occasione per criticarci. A quel punto è senz’altro meglio rimanere in solitudine (lo so per esperienza). Non è colpa di nessuno, semplicemente è meglio lasciare andare il rapporto, che eventualmente potrà trasformarsi in una conoscenza. Fa male, sì, ma sarà sempre meglio che continuare a farsi prendere a pesci in faccia.

Un amico ti sostiene, ti alleggerisce, condivide un pezzo di strada con te e di sicuro cerca di non criticare, di non attaccarti. O almeno questa è la mia idea di amicizia.

Essere amici di se stessi e godersi il tempo da soli

Mi sono fatta una lista delle cose piacevoli che amo fare anche da sola e approfitto di ogni momento libero per metterle in pratica.

Ad esempio:
– Studiare una lingua straniera
– Guardare una serie tv o un film
– Leggere un libro
– Disegnare
– Ascoltare musica
– Farmi un massaggio con gli oli essenziali
– Ballare
– Cantare
– Fare una passeggiata
– Organizzare gli impegni
– Cucinare qualcosa di nuovo
– Meditare
– Fare attività fisica
– Visitare nuovi posti insieme a persone sconosciute

Così ho smesso di sentirmi triste solo per paura della solitudine, ho scoperto che a volte in solitudine sto proprio bene e che i rapporti che abbiamo non sempre sono come quelli che vediamo in televisione. Ho imparato a dare valore anche alle conoscenze, alle brevi frequentazioni e ai rapporti legati a circostanze esterne.

Inoltre, la solitudine diventa molto utile per capire cosa desideriamo in un rapporto. Chiediamoci: cosa abbiamo fatto in passato soltanto perché non volevamo sentirci esclusi? Questo ci aiuta a prendere consapevolezza dei nostri reali bisogni, imparando ad essere selettivi, invece di attaccarci alla prima persona solo per paura di rimanere soli.

Non abbiamo tutti lo stesso destino

A volte mi sono sentita sola vedendo alcuni gruppi di amici che sembravano molto affiatati. La verità è che non tutti abbiamo lo stesso destino, che sia in amore o in amicizia. Non possiamo forzare niente, possiamo solo metterci in uno stato di serenità e aprirci alle infinite possibilità che la vita ci offre, come ci insegna anche G. C. Giacobbe nel suo libro Come diventare un Buddha in cinque settimane. E chissà che un giorno non troveremo dei nuovi amici!

Quanti amici hai?
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Chiara

Come far durare un rapporto di coppia

Come far durare un rapporto di coppia

Come far durare un rapporto di coppia?

Cosa distingue un rapporto di coppia destinato a finire da uno destinato a durare a lungo? John Gottman ce ne parla nel suo libro “Intelligenza emotiva per la coppia”.

Per aiutare a risolvere i conflitti, molti terapeuti fanno leva sull’ascolto attivo e sul non giudizio. Eppure è noto a tutti che, in momenti di tensione, sia davvero difficile far presente una criticità rimanendo assertivi. Molti conflitti di coppia, infatti, dimostrano che è possibile continuare a rispettarsi, nonostante le discussioni non seguano le regole dell’ascolto attivo e dell’assertività: discutere in modo animato senza rovinare un rapporto è possibile, e non tutte le discussioni hanno come conseguenza il rancore.

Le azioni che alla lunga portano alla rottura

Gottman sostiene che ci siano delle azioni e degli atteggiamenti capaci di rovinare irrimediabilmente un rapporto.

Avvio difficile del litigio

Solitamente, quando si inizia una discussione aggredendo, criticando o accusando l’altra persona, con molta probabilità si instaurerà un circolo vizioso di attacco e difesa, da cui sarà difficilissimo sottrarsi.

I quattro cavalieri dell’Apocalisse

I “quattro cavalieri dell’apocalisse”, come li chiama Gottman, sono i veleni che si insinuano piano piano nelle coppie e che, se coltivati, possono determinarne la rottura.

Critica


La differenza tra la lamentela e la critica è, secondo Gottman, che la prima si riferisce a una situazione o a un comportamento, mentre la seconda colpisce la persona, che istintivamente si metterà sulla difensiva, creando tensione e risentimento.

Disprezzo


Come la critica, il disprezzo irrompe quando si perde fiducia nell’altra persona e si smette di stimarla, arrivando talvolta a insultarla, velatamente e non. Anche il sarcasmo spesso nasconde il disprezzo e la volontà di umiliare il partner.

Atteggiamento difensivo


Anche se può sembrare che l’atteggiamento difensivo sia innocuo o meno responsabile delle crisi che portano alla rottura, in realtà spesso fomenta i litigi, dato che il fatto di giustificarsi è un modo velato per far rimbalzare la responsabilità all’altra persona, rimproverandola indirettamente.

Ostruzionismo

L’ostruzionismo di solito arriva dopo alcuni anni, mentre è meno comune durante l’inizio di una relazione. Questo atteggiamento fa sì che la persona che si sente attaccata eviti del tutto la discussione, arrivando a ignorare il partner. Evitare di rispondere, distogliere lo sguardo sono tipici atteggiamenti di ostruzionismo. Solitamente si ricorre a quest’ultimo per scappare dal soffocamento.

Soffocamento


Il soffocamento è la reazione a un eccessivo stress provocato dalla negatività del partner (critica, disprezzo).

Il linguaggio del corpo


II corpo ci parla costantemente. Un battito cardiaco molto alto, la presenza di adrenalina e la pressione sanguigna troppo alta durante una discussione, possono segnalare un forte stress dovuto alla sensazione di soffocamento.

Come far durare un rapporto di coppia. I principi su cui si basa un’unione felice secondo John Gottman

Ampliare la mappa dell’amore


Continuare a conoscersi, ad essere curiosi sulla vita del partner, continuare a fare domande e a comunicare per capire cosa può essere migliorato.

Alimentare la tenerezza e l’ammirazione

Il disprezzo è l’esatto opposto dell’ammirazione e quest’ultima è un toccasana per un rapporto, che sia di amicizia o di altro tipo.

Avvicinarsi, non allontanarsi

Rimanere in contatto, rivolgersi al partner durante la gestione delle questioni quotidiane; raccontare ciò che ci succede, parlando anche di cose futili, purché si mantenga la connessione.

Lasciare che il partner ci influenzi

Significa prendere in considerazione i consigli e i desideri dell’altra persona, evitando di prendere decisioni in autonomia senza prima aver trovato un accordo.

Risolvere i problemi risolvibili

I problemi risolvibili richiedono impegno da parte di entrambi e la volontà di scendere a compromessi, oltre a una buona dose di organizzazione. Mettersi d’accordo e pianificare la risoluzione rafforza la complicità di coppia.

Convivere in modo sereno con i problemi non risolvibili


Gran parte dei problemi di coppia non sono risolvibili. Questo vuol dire che bisogna trovare il modo di conviverci senza che la negatività prevalga. Le coppie felici possono irritarsi e arrabbiarsi, ma nonostante ciò mantenere una profonda accettazione dell’altra persona.

Alimentare l’amicizia

Gentilezza, tolleranza, pazienza, complicità e lavoro di squadra sono alla base di una buona amicizia di coppia.

I tentativi di riparazione durante i conflitti

Quelli che Gottman chiama “tentativi di riparazione” servono a smorzare la tensione, a riportare un clima di complicità laddove stia prevalendo la rabbia o la delusione. Possono essere rappresentati, ad esempio, da una battuta o da un gesto simbolico.

E voi cosa ne pensate? Quali sono le azioni che fanno bene alla coppia?

Chiara

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