Come gestire la gelosia nella coppia

Come gestire la gelosia nella coppia

La gelosia è un sentimento che, se si manifesta sotto forma di desiderio e cura, può essere considerata positiva: se ad esempio si percepisce una distanza dal partner, la gelosia può aiutarci a riavvicinarci.

Tuttavia, se si lega all’insicurezza, alla sfiducia e alla possessività, può generare molti problemi, fino ad arrivare a distruggere relazioni (d’amore e non).

Cosa distingue la gelosia sana da quella distruttiva

Per distinguere la gelosia positiva da quella patologica sono importanti alcuni fattori, tra cui la frequenza di comparsa: se la gelosia è occasionale, generalmente non arreca danni, ma se diventa un sottofondo quasi costante è bene porsi qualche domanda;
se l’intensità della rabbia provata rimane sostenibile è un conto, ma se cresce fino a esplodere nella disperazione potrebbe esserci un problema.
Inoltre, nella gelosia distruttiva il desiderio di controllare l’altro (messaggi, oggetti, tasche) si autoalimenta, portando tutta l’attenzione sulla ricerca di fantomatiche prove di tradimenti o comportamenti irrispettosi, fino a imporre limitazioni al comportamento del partner e, paradossalmente, facilitare la sua voglia di evadere dalla relazione.

L’insicurezza sta alla base della gelosia, ma anche la procrastinazione: quando ad esempio sentiamo che qualcosa non va nella relazione, anziché prendercene cura e provare subito ad aggiustare la situazione, spesso procrastiniamo fino a quando non succede qualcosa che scatena proprio la temuta gelosia.

Secondo Jung, la gelosia è mancanza d’amore verso se stessi e verso l’altro.

Come gestire la gelosia

Qui sotto trovate alcune tecniche che possono aiutare a gestire la gelosia distruttiva, fermo restando che in alcuni casi la cosa migliore da fare è intraprendere un percorso terapeutico con un professionista (come uno psicoterapeuta).

Scegliere consapevolmente di fidarsi

La fiducia è un patto, una scelta. Bisogna infatti tenere presente che, in ogni caso, non avremo mai tutto sotto controllo e che quindi scegliere di fidarsi rappresenta, sì, un atto di coraggio, ma sta anche alla base di una relazione serena. Se una persona vorrà agire alle nostre spalle, lo farà in ogni caso, che la controlliamo o meno. Se alcuni comportamenti, tuttavia, ci sembrano irrispettosi, è bene parlarne per ridefinire insieme le regole alla base del rapporto, che sono diverse per ogni coppia.

Valutare la qualità del tempo vissuto con il partner

Se la qualità della relazione è rimasta ottima, non ci sono buone ragioni per supporre che la persona voglia allontanarsi. Questo dovrebbe accrescere la fiducia. Viceversa, se sentiamo una certa distanza, prima di insospettirci è meglio parlarne insieme. Quello che può sembrare un desiderio di allontanarsi potrebbe semplicemente essere un momento di stress momentaneo.

Evitare di controllare la propria gelosia ma sfogarla in modo creativo

Prima di parlare di ciò che ci crea gelosia con la persona interessata, è meglio mettersi comodi, sia mentalmente che fisicamente, oppure rimandare la conversazione a un momento di serenità. La tensione corporea genera anche tensione psichica e viceversa, perciò è importante allentarla il più possibile. Quando avviene l’attacco di gelosia, invece di accusare l’altro stizzosamente, è meglio lasciar cadere la conversazione per il tempo necessario che ci permetta di darci una calmata. In seguito potrebbe essere utile cimentarsi in un’attività creativa che liberi la mente dal tarlo della gelosia, come scrivere, leggere, fare sport o cucinare. Quando ci saremo calmati, potremo affrontare l’argomento, dialogando e ponendo delle domande, magari dopo averle scritte, in modo da non divagare (la nostra mente è molto brava a farlo, saltando da un argomento all’ altro o tornando su vecchi argomenti).

Rispettare eventuali interessi divergenti e accettare che ci possano essere altre persone con cui condividerli

C’è un po’ l’aspettativa che tutto debba essere condiviso, altrimenti ci si sente trascurati. Bisogna saper dare energia alle varie parti di noi, sia a quelle che viviamo in coppia, sia a quelle che condividiamo con altre persone o che viviamo in solitudine.

Coltivare i propri interessi e amicizie

É giusto che anche noi riscopriamo il piacere di uscire con altre persone e di coltivare i nostri interessi. La gelosia verso il partner potrebbe essere considerata, da questo punto di vista, uno stimolo e potremmo accorgerci che stiamo forse togliendo spazio ad altre parti di noi. Non tutto deve ruotare costantemente attorno alla coppia.

Coltivare la propria autostima e realizzare la propria missione

James Hillman affermava che ognuno di noi è chiamato a compiere il proprio destino. Fin tanto che le energie si concentrano sulla nostra missione, ce ne saranno meno per la gelosia di tipo distruttivo. La nostra vita intera non girerà attorno a una sola persona, perciò la mente ci darà tregua più facilmente, anche in presenza della gelosia. La dipendenza affettiva, a cui è legata la gelosia tossica, non ci permette di incanalare le energie per trovare il nostro equilibrio. Come dice lo psichiatra Antonino Tamburello in questo video, bisogna far sì che il mare impetuoso della gelosia non distrugga la nostra casa.

Tanti modi per conoscersi e incanalare le energie, togliendole alla gelosia

I modi per rendere la gelosia sempre più marginale sono tanti e possono tutti aiutare a togliere forza a questo sentimento che a volte prende il sopravvento, riportandolo a livelli accettabili e sostenibili, sia per noi che per l’altra persona. Qui riporto tre esempi.


Conoscersi attraverso l’astrologia

L’astrologia studia il tema natale di ogni persona, ovvero la fotografia del cielo al momento della nostra nascita, una sorta di biglietto da visita per prepararci a vivere la vita terrena. Analizzando il tema natale si possono già scoprire alcuni nodi da sciogliere, la nostra indole e altre peculiarità caratteriali. Non va confuso con l’oroscopo del segno zodiacale, perché la lettura del tema natale va ben oltre, si tratta di un mondo molto vasto.
Lascio qui i siti di due astrologi che seguo con molto piacere.

Federica Giannini

Davide Landi

Costellazioni familiari

Come potete leggere qui, le costellazioni familiari sono un metodo per prendere consapevolezza dei propri blocchi e provare a scioglierli, grazie alla messa in scena di dinamiche familiari.

Psicoterapia

A un certo punto, quando ci rendiamo conto che nonostante il nostro impegno la gelosia ci sovrasta e rischia di minare le nostre relazioni, la psicoterapia diventa un’ancora di salvezza. Gli approcci terapeutici sono innumerevoli:
cognitivo-comportamentale, psicoanalitico, sistemico relazionale, terapia centrata sul cliente, terapia breve strategica e tanti altri.

E voi come gestite la gelosia? Rispondete al sondaggio!

Come gestite la gelosia?
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Chiara

Cosa sono le costellazioni familiari

Cosa sono le costellazioni familiari

Cosa sono le costellazioni familiari

Un altro principio fondante è che tutto l’ Universo è fatto di sistemi che funzionano secondo determinate regole. Se un elemento di un sistema viene a mancare, oppure non occupa il posto che gli appartiene, si genera uno squilibrio. Così può accadere anche in famiglia, se ad esempio qualcuno fa troppo e qualcun altro fa troppo poco, oppure se un membro prende il posto di un altro. Occupare il proprio posto nel sistema familiare significa occupare il proprio posto anche nel mondo.

Avevo già sentito parlare di questa tecnica e di Bert Hellinger, suo fondatore. Quando ho deciso quindi di prendere parte a una seduta di costellazioni familiari, ho avuto modo di percepire direttamente l’energia che si è creata in un gruppo di perfetti sconosciuti.

I principi del sistema familiare

I tre principi fondamentali del sistema familiare sono:

Appartenenza, secondo cui ogni persona ha il diritto di appartenere al sistema, indipendentemente da ciò che ha fatto;

Gerarchia, secondo la quale ognuno ha il proprio ruolo che va rispettato;

Equilibrio del dare e avere, secondo il quale il tempo, le attenzioni e le cure in qualche modo devono essere compensate, tenendo presente tuttavia che sono i genitori che danno e i figli che prendono.

Come si svolge una costellazione familiare

Un costellatore (che può essere anche psicoterapeuta oppure semplicemente un facilitatore, che opera secondo la legge 4/2013) guida un gruppo di persone, ciascuna delle quali ha la possibilità di esprimere una problematica, un sintomo ricorrente, un malessere, un blocco oppure avvenimenti che tendono a ripetersi più volte nella sua vita. La persona che decide di costellare viene chiamata “cliente” e deve scegliere degli interpreti nel gruppo di persone, disposte a cerchio, che interpreteranno i ruoli dei soggetti coinvolti nella problematica.


Il cliente può scegliere di partecipare attivamente alla messa in scena oppure di osservare e basta. I rappresentanti, guidati dal costellatore, iniziano a interagire tra loro, dando vita alle dinamiche presenti nella vita del cliente, con un insieme di intuizioni, atteggiamenti e comportamenti che effettivamente rispecchiano la situazione e che non si spiegano razionalmente. In poche parole emerge l’inconscio.
Le costellazioni familiari possono essere svolte anche individualmente.

Un altro aspetto che mi piace molto è il clima di empatia: si scopre che ciò che sentiamo è in qualche modo simile a ciò che sentono anche persone apparentemente molto diverse da noi, a cui non racconteremmo il nostro vissuto se ci trovassimo in un’altra situazione quotidiana. Sostanzialmente questo è proprio ciò che apprezzo dei gruppi variegati che condividono un lavoro su di sé: l’empatia, il riconoscersi nella sofferenza dell’altro. Lo si può notare anche durante le psicoterapie di gruppo.

Esempi di tematiche rappresentate

In una delle costellazioni che ho svolto, le tematiche sono state davvero tante e interessanti.

Ad esempio, N. era molto preoccupata per la sua sorella maggiore, che si stava mettendo nei guai, frequentando cattive compagnie. Si sentiva responsabile, in colpa, voleva agire e cambiare le cose, ma tutti i suoi sforzi sembravano al contrario allontanare la sorella.

R. era distrutta dal legame tossico con sua madre, che a suo dire non la lasciava in pace, la tormentava e non perdeva occasione per criticarla e insultarla. Era arrivata al punto di affidarsi a un avvocato per tenerla lontana da lei e dalle sue figlie.

P. avvertiva le vertigini ogni volta che si avventurava su un sentiero di montagna e attribuiva questo sintomo all’atteggiamento rigido di suo padre, che durante la sua infanzia aveva spesso anteposto lo sport a tutto il resto, compresa la famiglia.

G. avrebbe voluto cambiare lavoro e buttarsi in un nuovo progetto, eppure si sentiva bloccata e incapace di lanciarsi in una nuova avventura.

C. viveva una relazione violenta con il suo compagno che la picchiava, ma nonostante avvertisse la paura di essere aggredita e uccisa, non riusciva a uscirne. A proposito di sincronicità, è stato sorprendente scoprire che una delle rappresentanti da lei scelte lavorava proprio in un centro antiviolenza.

Esperienze molto diverse tra loro, eppure capaci di coinvolgere, perché quando si è tutti in cerchio, circondati da persone sconosciute eppure accomunati da un dolore, si crea un’ energia positiva che percepiamo tutti, anche se ognuno in modo diverso.

Le Costellazioni Familiari servono a questo, a mettere in scena il proprio vissuto, ad osservarlo oppure a riviverlo con l’aiuto di attori che non c’entrano niente con la nostra storia, eppure ne ricreano le dinamiche.

Gli effetti prodotti da una seduta di costellazioni familiari

Non si può ovviamente affermare che una seduta possa automaticamente curare le nostre ferite e far sparire i nostri disagi, o che risolvano i nostri problemi. Come tutti gli approcci terapeutici, vanno considerati come un valido strumento per guardarsi dentro, vivere nel presente e osservare con consapevolezza i meccanismi inconsci che guidano le nostre vite. Il fatto poi di sbloccare effettivamente una situazione dipende anche da altri fattori, non tutti sotto il nostro controllo, tra cui il proprio impegno. Mi piace sempre ricordare la frase che disse lo psicoterapeuta Francesco Catona in uno dei suoi workshop a Verona – “Non hai niente sotto controllo!”– con la grinta che lo contraddistingueva. Come per tutte le tipologie di terapia, si tratta di strumenti: sta a noi farne buon uso.

Libri per approfondire:

Jung, psicogenealogia e costellazioni familiariMaura Saita Ravizza

Costellazioni Familiari — Bert Hellinger

Alla prossima!

Chiara

Hai mai partecipato a una seduta di costellazioni familiari?
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Perché ho smesso di volere a tutti i costi degli amici

Perché ho smesso di volere a tutti i costi degli amici

Quando si può parlare di amicizia?

Ognuno ha la propria idea di amicizia. Per me l’amicizia è un affetto reciproco che deriva da una scelta. Si fonda sulla stima e sul rispetto.


In passato credevo che solo una relazione duratura potesse essere considerata una vera amicizia. Crescendo mi sono resa conto che non era affatto facile creare delle relazioni durature, soprattutto dopo una certa età.

Perché si ha paura della solitudine

Non si è quasi mai soli, se ci rifletto bene.
Di questi tempi molti sembrano chiusi nel proprio mondo, persi tra le notifiche del cellulare, quindi sembra difficile conoscere nuove persone. Penso a quando prendo il treno: spesso la prima cosa che faccio io stessa è estraniarmi da tutto e ascoltare musica, guardando fuori dal finestrino. Eppure ci sono tanti modi per conoscere nuove persone, come ci spiega qui lo psicologo Sebastiano Dato.

Idealizzare l’amicizia

Mi sono resa conto che i rapporti di amicizia che ho vissuto non assomigliavano affatto a quelli che mi ero immaginata nella mia testa (come l’amicizia dei membri di How I met your mother, Friends, Dawson’s Creek eccetera, per intenderci).


Ciò che adesso mi aiuta è mantenermi serena il più possibile e aprirmi alle possibilità che la vita può offrire. Che siano amicizie temporanee o durature, l’importante è tenere presente che quasi nessuno è solo in modo assoluto e per sempre.

Compagni di viaggio temporanei

Incontrare una persona al lavoro, al corso di tennis o nel gruppo di lettura può essere bello, ma strettamente legato alle circostanze esterne. Quando queste ultime vengono meno, ci si perde di vista, poiché un’amicizia va coltivata nel tempo e per far questo ci vuole volontà, voglia di farsi avanti superando la paura del rifiuto, volontà di superare la pigrizia, perché a volte tutto ciò che vorremmo è sprofondare nel divano e rimanere a casa, piuttosto che uscire con un amico.

Se cambiamo il modo di considerare l’amicizia:

– Anche solo scambiare due chiacchiere con una persona che non rivedremo più può svoltare la nostra giornata;
– avere un rapporto di solidarietà e fratellanza con i colleghi è qualcosa di cui essere grati;
– frequentare un corso e conoscere persone con cui si sta bene può lasciare spazio a esperienze di condivisione molto profonde;
– persino far parte di una community virtuale può essere considerato amicizia.

Inoltre, cosa di non poco conto, passare del tempo di qualità da soli ci aiuta a coltivare l’amicizia con noi stessi.

Imparare a lasciare andare i rapporti che non funzionano più


A volte ci sono rapporti negativi che andrebbero lasciati andare per il bene di tutti, ad esempio quando ci si rende conto che l’amicizia è basata sui bisogni di una sola persona che prosciuga le energie dell’altra, o quando un amico non perde occasione per criticarci. A quel punto è senz’altro meglio rimanere in solitudine (lo so per esperienza). Non è colpa di nessuno, semplicemente è meglio lasciare andare il rapporto, che eventualmente potrà trasformarsi in una conoscenza. Fa male, sì, ma sarà sempre meglio che continuare a farsi prendere a pesci in faccia.

Un amico ti sostiene, ti alleggerisce, condivide un pezzo di strada con te e di sicuro cerca di non criticare, di non attaccarti. O almeno questa è la mia idea di amicizia.

Essere amici di se stessi e godersi il tempo da soli

Mi sono fatta una lista delle cose piacevoli che amo fare anche da sola e approfitto di ogni momento libero per metterle in pratica.

Ad esempio:
– Studiare una lingua straniera
– Guardare una serie tv o un film
– Leggere un libro
– Disegnare
– Ascoltare musica
– Farmi un massaggio con gli oli essenziali
– Ballare
– Cantare
– Fare una passeggiata
– Organizzare gli impegni
– Cucinare qualcosa di nuovo
– Meditare
– Fare attività fisica
– Visitare nuovi posti insieme a persone sconosciute

Così ho smesso di sentirmi triste solo per paura della solitudine, ho scoperto che a volte in solitudine sto proprio bene e che i rapporti che abbiamo non sempre sono come quelli che vediamo in televisione. Ho imparato a dare valore anche alle conoscenze, alle brevi frequentazioni e ai rapporti legati a circostanze esterne.

Inoltre, la solitudine diventa molto utile per capire cosa desideriamo in un rapporto. Chiediamoci: cosa abbiamo fatto in passato soltanto perché non volevamo sentirci esclusi? Questo ci aiuta a prendere consapevolezza dei nostri reali bisogni, imparando ad essere selettivi, invece di attaccarci alla prima persona solo per paura di rimanere soli.

Non abbiamo tutti lo stesso destino

A volte mi sono sentita sola vedendo alcuni gruppi di amici che sembravano molto affiatati. La verità è che non tutti abbiamo lo stesso destino, che sia in amore o in amicizia. Non possiamo forzare niente, possiamo solo metterci in uno stato di serenità e aprirci alle infinite possibilità che la vita ci offre, come ci insegna anche G. C. Giacobbe nel suo libro Come diventare un Buddha in cinque settimane. E chissà che un giorno non troveremo dei nuovi amici!

Quanti amici hai?
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Chiara

Memorie di binge eating

Memorie di binge eating

Memorie di binge eating

Questo che state per leggere è un estratto del mio diario sul binge eating.

25 aprile. Rifletto. I partigiani avevano gli occhi infuocati di chi combatte per un ideale.
Oggi nei paesi più ricchi disponiamo di ogni comodità, abbiamo accesso a una gran quantità di informazioni in qualsiasi momento. La maggior parte di noi può decidere come trascorrere il tempo libero, chi glielo impedisce?
Eppure cresce il malessere.


Non sono riuscita a dormire. Continuavo a pensare “dai, prendo il cellulare e provo a vedere se su facebook c’è qualche novità. Magari qualcuno ha scritto qualcosa che potrebbe interessarmi. Davanti al mio letto c’è lo specchio e per un secondo guardo la mia immagine riflessa. “Che schifo. Ho un aspetto che fa schifo”. Si fa strada un leggero buco allo stomaco, ma io lo ignoro, perché so di aver cenato regolarmente, non posso aver fame seriamente, non è umano! Allora riprendo il telefono e comincio ad ascoltare con interesse degli audio di crescita personale. Sono molto interessanti e catturano per un po’ la mia attenzione.


Tic tac tic tac. Sono ancora le 23:11 e non ho sonno. Come farò a trascorrere un’altra mezz’ora o un’altra ora senza abbuffarmi?
In fondo che male c’è ad abbuffarsi. Potrei riempire il vuoto del mio stomaco, potrei sentirmi piena, essere felice. Del resto, il mio corpo sta soffrendo in questo stato. Ma io resisto. Prendo in mano il mio quaderno e inizio ad annotare qualche frase di riflessione che ho in testa. Lo richiudo. Prendo in mano il telefono e torno su facebook. 23:24: niente di nuovo. Mamma mia, è insopportabile questa sensazione di vuoto.
Non c’è nessuno là fuori per me. Mi liquiderebbero con un “dai, cerca di essere ottimista!” o un “dai, rilassati e cerca di dormire…Conta le pecore!”, ma io non posso smettere di sentirmi così.


Tic tac tic tac.


23:37 e decido di alzarmi. Vado in cucina e prendo nervosamente una fetta di pane e la cioccolata spalmabile. Spalmo la cioccolata velocemente, senza cura. Non mi rendo neanche conto di cosa sto facendo.


23:47 e ho perso il conto di ciò che ho divorato. Pane, cioccolata, biscotti alla marmellata, una fetta di torta, poi pane e maionese e poi di nuovo pane e cioccolata.


Finalmente mi sento piena, sfinita, posso ributtarmi nel letto, coprirmi, continuare a leggere sul cellulare fino a quando, finalmente, dopo che i miei occhi si saranno fatti rossi per lo stress a cui li ho sottoposti, dopo che avrò avvertito la pesantezza della mia pancia che sicuramente si sarebbe meritata di meglio, posso abbandonarmi all’incoscienza e sentire spegnersi il pulsante dell’insoddisfazione.

Questo è ciò che ho provato spesso per anni. Si era creato un circolo di amore-odio verso i dolciumi e i cibi molto salati e grassi. Cercavo rigidamente di mangiare bene, di sentirmi leggera, ma in qualche modo la confusione mentale, l’impazienza, il rifiuto delle emozioni scomode mi facevano tornare quella sensazione di fame che non mi lasciava in pace.

Ortoressia e binge eating: due facce della stessa medaglia


La mia passione per l’alimentazione naturale era nata da tempo. Mi piaceva intrattenermi a leggere informazioni sulle proprietà degli alimenti che secondo me facevano bene, oltre che sulle caratteristiche negative degli alimenti sconsigliati – perché troppo grassi o troppo zuccherati. Su internet e in biblioteca potevo trovare ogni genere di informazione e addirittura in qualche libro si poteva leggere di come alcune persone fossero guarite da malattie gravi grazie all’alimentazione.


Durante i periodi più stancanti, in cui tendevo a soffrire di gonfiore, stitichezza alternata a diarrea, davo la colpa interamente alla mia alimentazione: non ero abbastanza brava e costante nel mangiare in modo sano. E così iniziavo dei periodi di “depurazione”, seguiti poi da periodi di stress e di alimentazione incontrollata. Tutto questo non faceva che stressare anche la mia pancia stessa, peggiorando i sintomi.

Questo non vuol dire che la passione per l’alimentazione naturale, per le verdure e per la frutta siano sbagliate, anzi. Ma da un eccesso si arriva spesso al suo opposto. La rigidità apre le porte al malessere, che a sua volta ci spinge a infrangere le regole che noi stessi ci siamo imposti.

Se ne può uscire?


Contrariamente a ciò che pensavo, sì che possiamo uscirne. Tuttavia il percorso è fatto di valli e monti, di salite e discese, di alti e bassi. Ci sono giorni in cui lo stress è alle stelle e mi viene proprio spontaneo aprire la credenza e mangiare senza pensare, senza consapevolezza. Ho imparato a darmi il permesso di farlo, senza sensi di colpa e, incredibilmente, questo ha davvero ridotto il numero di volte in cui perdo il controllo.

La fame senza controllo è li per un motivo (o più di uno)

I motivi vanno scoperti di volta in volta, ascoltandosi. Non c’è una formula magica che ci permette di scoprire cosa si nasconda nella sensazione di vuoto che colmiamo col cibo. Si può trattare di tanti motivi, magari tra loro concatenati.
Ad esempio, a me accadeva spesso (e ora mi accade solo talvolta) di sentirmi sfinita dopo l’intera giornata trascorsa al lavoro e poi nel traffico per tornare a casa. Una volta a casa, mi sentivo sopraffatta dalle altre attività da svolgere (cucinare, lavare i piatti eccetera), oltre che dalla fame biologica che spesso avvertivo. La fame della mia pancia e la fame delle emozioni creavano a volte un miscuglio deleterio, che mi portava a mangiare senza piacere, ma solo per mettere a tacere quella pesantezza che sentivo dentro, rovinando fra l’altro anche il momento della cena.
Dopo un’abbuffata mi capitava di sentirmi sfinita, di avere solo voglia di sdraiarmi, di non avere più energie per fare qualcosa di positivo (come ad esempio un po’ di movimento).

Ognuno di noi ha la possibilità di fermarsi un attimo e rattristarsi, se ne sente il bisogno, oppure di piangere o di sentire la rabbia che scorre nelle vene.

Qualche consiglio pratico


Passioni


Come ho scritto varie volte (anche qui), secondo me alcune possibilità che abbiamo per ridurre la perdita di controllo sul cibo sono la scrittura, il disegno, il canto, il ballo, lo sport e tutte quelle attività gratificanti e benefiche che sono faticose ma allo stesso tempo ci donano energia nuova.

Ritrovare il piacere di cucinare


Sentire il profumo, ricercare nuove ricette, variare e introdurre tanti cibi che ci piacciono e ci mettono di buon umore aiuta tanto a far pace con il cibo.

Reintrodurre i cibi che giudichiamo come nocivi


Un altro modo per intraprendere un percorso di equilibrio è ritrovare il piacere nel cibo stesso e nella vita in generale. Si possono ad esempio fare due liste di cibi, una con tutto ciò che ci piace ma che riteniamo nocivo e una con tutto ciò che ci piace e che riteniamo sano. Poi si può iniziare a introdurre questi alimenti gradualmente, inserendo sia gli uni che gli altri, con equilibrio.

Fare un percorso con una dietista olistica


Esistono vari percorsi, anche online. Ad esempio io ho intrapreso e mi sento di consigliare il percorso con Martina Pellegrini.

E voi? Avete dei modi per esprimere queste emozioni senza tentare di cacciarle via?

Se vi va, rispondete al mio sondaggio!

Quali motivi ti spingono a perdere il controllo con il cibo?
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Come godersi la primavera

Come godersi la primavera

Simbolicamente, la primavera ha sempre rappresentato per me un risveglio di tipo psicosomatico. Per quanto il mese di marzo sia variabile e soggetto a sbalzi di temperature, è il mese che dà inizio al risveglio della natura.
Si ha più voglia generalmente di uscire di casa e di andare al parco o nel bosco e in questo periodo ho sempre avvertito il desiderio di rigenerarmi anche a livello fisico, dato che il corpo è connesso con la mente.

Condivido 5 consigli che tutti gli anni mi aiutano a vivere al massimo la primavera.

Scrivere


Scrivere ha un effetto terapeutico, dona chiarezza e alleggerisce la mente dai pensieri (ne ho parlato anche qui). É indicato soprattutto per quelle persone che pensano troppo e agiscono poco, per sbloccare la loro energia. Ho trovato anche molto utile il fatto di annotare i sogni fatti durante la notte: inizialmente sembra che non abbiano nessun senso, ma in realtà il nostro inconscio ci sta comunicando qualcosa attraverso dei simboli. Cerco di annotarli il prima possibile dopo essermi svegliata, dato che poi la mente cosciente tende a dimenticarli in fretta. Ascolto le emozioni prevalenti legate al sogno (come gioia, ansia, paura), poi rileggo e aspetto passivamente delle libere associazioni (ricordi, pensieri). Infine, dopo un certo periodo di tempo, torno a leggere più sogni, per capire se esista un filo conduttore. Non sono tanto importanti le persone conosciute che sogniamo, quanto piuttosto il simbolo che rappresentano nel sogno.

Depurazione del fegato


Il fegato è una ghiandola che, tra le varie funzioni, filtra le tossine presenti nel nostro corpo. Oltre ad aumentare e variare il consumo di verdure e frutta di stagione, anche alcune erbe possono aiutarci. In primavera, passeggiando per i prati, è possibile imbattersi ad esempio nel tarassaco, che ha importanti proprietà drenanti e disintossicanti e il suo colore giallo inoltre mette davvero di buon umore. Alleggerendo il fegato dalle tossine, si avrà un beneficio a livello fisico e mentale. Qui potete trovare il link del sito di un bravo naturopata col quale ho avuto il piacere di fare un percorso. Altre piante amiche del fegato sono il carciofo e il cardo mariano.

Il piacere del cibo


Se poco fa ho parlato di aiutare il fegato a filtrare le tossine per sentirsi più leggeri, personalmente non consiglio di cadere nella trappola della privazione e dell’ansia legata alle tossine. Confesso di esserci caduta anche io, ma posso dire che la salute non dipende interamente dalla nostra alimentazione, dato che i fattori che la influenzano sono davvero tanti. Ecco perché, dopo aver fatto un percorso sull’ alimentazione intuitiva (se vi interessa, lascio il link qui, le consulenze sono online e rivolte alle donne), ho finalmente compreso quanto il piacere possa farci bene. Mangiare con piacere tutti i giorni, sperimentare nuovi cibi e bilanciare la dieta ha davvero un effetto benefico. Il cibo rappresenta anche un canale attraverso il quale soddisfare dei bisogni e, se ci sono squilibri con il cibo, molto probabilmente sono presenti dei bisogni a livello emotivo che non stiamo ascoltando. La primavera può rappresentare sicuramente un buon inizio per imparare ad ascoltarsi (molti di noi hanno disimparato).

Oli essenziali


Non è che siano il rimedio miracoloso a tutti i mali, ma per me rappresentano un validissimo aiuto per migliorare quei piccoli disturbi che a volte mi affliggono. Ogni olio essenziale ha delle diverse proprietà. L’importante, per trarne beneficio, è che siano puri al 100%, meglio ancora se adatti per l’uso interno (vanno sempre diluiti, sia per l’uso interno che esterno, in un olio o in un liquido, trovate più informazioni dettagliate ad esempio in questo libro e sul sito https://www.cure-naturali.it/enciclopedia-naturale/rimedi-naturali/oli-essenziali/olii-essenziali.html)

Gli oli che io uso spesso sono:
Tea tree – antifungino, antibatterico
Menta – energizzante, rivitalizzante
Lavanda – calmante, rilassante
Limone – detossinante, migliora memoria e umore
Salvia sclarea – utile per aiutare a calmare i dolori mestruali e per la fatica mentale
Rosmarino – digestivo, migliora la concentrazione

Rilassarsi grazie al potere terapeutico della musica


Createvi una playlist personalizzata che includa tutte le canzoni che sono un balsamo per l’anima. Ci sono varie tipologie di playlist: da quelle allegre per ballare, a quelle da cantare o con cui rilassarsi totalmente, magari visualizzando delle immagini. Se piacciono, ci sono delle meditazioni guidate molto rilassanti che mettono di buon umore (ad esempio questa).

Il valore della qualità del tempo rispetto alla quantità


Mi sono accorta che, anche nelle lunghe giornate lavorative fatte di fretta e ansia, ritagliarmi anche solo cinque minuti in cui stare fuori al sole osservando gli alberi che fioriscono, ha un effetto benefico duraturo, nonostante le giornate lavorative siano di ben otto ore e le mie pause siano di 10 minuti (quando va bene). Questo vuol dire che dobbiamo rassegnarci a svolgere per sempre un lavoro che non ci piace? No, i sogni (che siano lavorativi o al di fuori del lavoro) sono fondamentali per donarci energia, tuttavia non si cambia la vita dall’oggi al domani. Sicuramente è più saggio cercare di vivere al meglio una situazione scomoda, piuttosto che pensare che “tanto ormai il mio lavoro mi fa schifo, a che serve fare una misera pausa?”. In generale la primavera è, insieme all’autunno, la stagione perfetta per stare fuori e godersi lo spettacolo della natura, quindi perché non approfittare di questa piccola grande gioia?

Quali sono le attività che amate fare in primavera?

Chiara

La vendetta di Shakira

La vendetta di Shakira

La vendetta di Shakira sembra aver creato molto scalpore nella comunità social.
Molti hanno espresso la propria opinione, ed ecco la mia.

Il paragone con le altre

In una delle sue recenti canzoni, Shakira esprime tutta la sua rabbia, arrivando a paragonarsi con una Ferrari, a cui l’ex compagno avrebbe preferito una semplice Twingo.

A me questo paragone tra automobili ha fatto storcere il naso.

Sarebbe come a dire che lui è un cretino perché ha preferito una persona di poco valore rispetto a una che valeva di più: così viene alimentato il solito stereotipo delle donne che si paragonano le une alle altre, utilizzando come metro di paragone il proprio corpo o il proprio successo.

Alcuni hanno interpretato il paragone come se fosse riferito al valore globale della persona anziché all’estetica. In ogni caso, si tratterebbe comunque di una competizione che mira a screditare l’altra persona che, in effetti, ha agito alle sue spalle, ma non aveva nessun vincolo di fedeltà nei suoi confronti (diversamente dal suo ex compagno).

Comprendo la rabbia della cantante e capisco bene la sua voglia di rivalsa. Essere traditi, essere pugnalati alle spalle farebbe soffrire chiunque. Ma perché paragonarsi all’altra?

Certo, non ci aspettiamo che provi stima per quella ragazza, ma neanche che la sminuisca e la paragoni a un’automobile.

Vendetta

La vendetta è un danno materiale o morale per rifarsi di un’offesa ricevuta.

A molte persone la vendetta piace, così come assistere alle competizioni.

Darsi importanza, far valere i propri diritti, “cantarne quattro” a chi si è preso gioco di noi può essere giusto e liberatorio.

Dove sta qui la linea sottile tra prendersi una rivincita e vendicarsi? Forse sta proprio nel descrivere ciò che abbiamo subito senza scadere nelle offese e nella competizione.

Affrontare la fine di un amore

Questa vicenda mi ha fatto pensare a quanto possa essere difficile affrontare un tradimento (in amore, in amicizia, in famiglia). Essere lasciati non piace a nessuno. Fa male, ci ferisce e in alcuni casi risveglia ferite profonde risalenti addirittura all’infanzia.

Eppure, quando qualcuno ci lascia, spesso nella relazione c’era già qualcosa che non andava. Forse lo si era volutamente ignorato, per evitare di prendersi la responsabilità di affrontare la crisi, oppure ci si era concentrati su altre questioni, convincendosi che in futuro le cose si sarebbero risolte da sole; magari si era perso il contatto con l’altra persona e l’intimità, intesa come vicinanza psicologica, l’andare nella stessa direzione.

Forse non c’è un modo indolore di lasciarsi, però la trasparenza e la comunicazione aiutano a prevedere e ad affrontare eventuali crisi che potrebbero portare alla separazione. A volte la trasparenza manca da una parte o da ambo le parti.

Un amore che finisce rappresenta una grande perdita. Si era creata un’identità di coppia che cade in mille pezzi, vengono a mancare tutti i momenti vissuti insieme, il linguaggio particolare della coppia, la quotidianità, i pasti e le attività condivise. Provare rabbia e incredulità fa parte del processo. Per approfondire, qui c’è un articolo molto interessante scritto dallo psicologo Matteo Agostini.

Per concludere, comprendo il dolore di Shakira, il suo desiderio di rivalsa. Non mi sento nessuno per giudicarla come persona, poiché tutti siamo umani e ognuno di noi ha un modo diverso di affrontare il dolore.

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